
LE COSE: bea e le mestruazioni
IL CARDIOLOGO: bea va dal dottore
MI PIACE CHE SIA: l'amore
MOSCA CONCERTO: la musica
EGREGIO DIO: bea e il Padreterno

LE COSEMie care cose, dette anche "ciclo", "marchese", "faccende",
eravate "mestruazioni" sulla linea tratteggiata dei documenti ufficiali, eravate "menopausa" decedute, "gravidanza" in coma vigile. Che brutto nome che avete. Mi fate vergognare solo a pronunciarvi. Io vengo, con questa mia, a dirvi solo: perché? Perché in 10 anni e passa di vita vostra, proprio questo mese e non -che so?- nel gennaio del 1999, vi siete presentate in ritardo di una settimana al mio cospetto? Bastarde. Siete sempre state puntuali. Dopo 28 giorni, sicure come la morte, siete sempre venute da me, dalla vostra mamma a dirle "ecco perché eri nervosa, l'altro giorno". Perché questo mese no? Perché questo mese siete arrivate solo ora con un ritardo di una settimana? Chi lo ha deciso? Vi ho fatto qualcosa? Vi dò fastidio? Io mi ricordo ancora oggi della vostra entrata nel mondo; mi ricordo quando avete fatto di me una donna. Siete così simpatiche che è stato proprio l'8 marzo, per la Festa della donna. Io avevo 12 anni. Mi sono svegliata ed eccovi lì. Vi ho viste e mi è venuto un accidente e ho pianto. Vostra nonna, che ha la delicatezza di una trebbiatrice, ha chiamato subito il nonno (a cui, ovviamente, non gliene poteva fregare di meno) e gli ha detto, con mille malizie e faccine, che c'era una sorpresina, che io ero diventata una donna e me lo ha passato al telefono (stronza): una delle più gorsse vergogne della mia vita, ché io a mio padre manco gli dicevo ciao, figuriamoci traumatizzarlo così e dirgli che non ero un maschio. Tse. Ma veniamo a noi: io mi fidavo. Regolavo l'orologio sulla vostra epifania, ogni mese; spiegavo al mio cervello che non si trattava di un miracolo la faccenda del seno bello grossettino e sodo, ma che eravate voi; vi compravo pure i vestitini con le ali. Questo mese vi siete comportate in modo scorretto verso la mamma che vi ha sempre trattate con premura (anche se provo spesso -confesso- il desiderio di soffocarvi nel sonno, di gettarvi in un cassonetto, di annegarvi). D'accordo che non c'è un patto tra di noi, ma almeno per rispetto della nostra convivenza forzata decennale, potevate fare come fate sempre, senza colpi di scena. Vi ricordate quelle volte che siete arrivate che io ero fuori e avevo paura ad alzarmi e che qualcuno vi vedesse e sono stata seduta con i sudori freddi per ore ed ore? E quelle che mi avete lasciata distesa su un letto a contorcermi nel dolore? Ricordate? Bene. Dopo tutti i sacrifici che faccio sempre per voi, vi sembra l'ora di arrivare? Questo corpo non è un albergo. Per punizione, quasi quasi, vi "incinto", così non vedete più la luce del sole. Almeno per un po'.
