Se posso permettermi di pregarTi, Ti prego di farmi ricordare sempre il codice di accesso per vedere l’estratto conto su internet. Per prima cosa, che non cambi mai, nemmeno a novant’anni. Che io abbia la lucidità di sedermi su una sedia solitaria e di digitare con le dita d’artrite gli otto numeri sempre identici. Che inizino con 5 e finiscano con 6. Ti chiedo di migliorare, di essere paziente, tollerante. Non Tu, Io. Che io sia migliore. Mi piacerebbe chiederti (ma forse questo è troppo e non lo so se lo voglio davvero –ma Tu lo saprai meglio di me- e insomma prendilo con le pinze, prima di esaudirlo) di farmi innamorare e di essere riamata. Voglio una grande passione, vorrei. Ma che alla fine ci amiamo. Forse. Vedi Tu. I soldi, sai meglio di me quanto siano importanti; ché se tu avessi avuto 31 denari a quest’ora non staremmo qui a discutere. Ti chiedo di fare aprire gli occhi a tutti quelli che in qualche modo mi hanno arrecato danno e credono di essere nel giusto. E una volta che se ne sono accorti, Ti chiedo che vengano da me a dirmelo. Poi io decido cosa fare. Mica voglio vendicarmi. Te lo chiedo così, per parlare, E se ho sbagliato io, ti chiedo invece – e diamoci del minuscolo, ché siamo in confidenza- che mi perdonino, perché sono speciale. Se non dovessi esserlo, fammelo diventare. Speciale. Lo sai che a me è sempre fregato poco del successo e del lavoro, cioè sai che mi interessa ma che non mi applico perché ho sempre investito tutto sui sentimenti, e allora premiami un minimo. Per esempio, fa’ che tutto il mondo mi ami in virtù dell’essere io, io. Che mia nonna non capisca che brutta vecchiaia è la sua e che non si senta abbandonata. Fa’ un miracolo perché, nonostante tutto, sia felice. Per sbaglio, per reazioni chimiche, per malattia. Fa’ che il padre di M. protegga M. e se non ha potuto avere quell’amore, dagliene uno cento volte maggiore. E se tu potessi farmi entrare nel paradiso dei cani, ti sarei grata se mi facessi abbracciare ancora il tuffo di gioia di Giunone, su di me. La felicità fatta a cagnetta, sulle cosce, in uno scodinzolio che è un frullo immenso e nella sua corsa in tondo, davanti a me, baciarla col cuore. E quando dovrai riflettere sul da farsi, prima di scegliere se essermi Dio, come tu sei stato e sarai ad altri, sappi che per un attimo, io, anch’io ho creduto in te