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Anche i ricchi piangono


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La cassiera

Utente: beaUtrice
Nome: Bea

i titoli di bea ©

LE COSE: bea e le mestruazioni
IL CARDIOLOGO: bea va dal dottore
MI PIACE CHE SIA: l'amore
MOSCA CONCERTO: la musica
EGREGIO DIO: bea e il Padreterno

conto su di me

-perche' non sono solo un conto-
incomoderate@hotmail.it

allo sportello




Mi metto in coda.
Scorriamo velocemente.
Chiedo alla signora davanti a me
di che coda si tratta.
"E' per metterci in un'altra coda"
mi spiega.
"Non ha senso" dico
"me ne vado".
Mi indica un'altra coda.
"Allora deve mettersi in fila".
Mi metto in coda.
Scorriamo velocemente.

-Roger McGough-



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mercoledì, 14 gennaio 2009

IL SILENZIO

Caro Tecnico del computer, tu che conosci i misteri di questo strumento e che con un solo clic sai aprire finestre inesplorate, vorrei raccontarti la mia triste e commuovente esperienza.
Tanto tempo fa, installai un antivirus; non essendo soddisfatta tuttavia delle sue prestazioni, decisi di installarne un altro. I problemi aumentarono vorticosamente e così ne installai un altro ancora, con scarsi risultati. Mi abituai a messagi di errore, rigorosamente in inglese e a me inaccessibili, ai quali ora dichiaro di aver risposto sempre OK o CONTINUA. Passai intere ore a cliccare OK, per poter avviare il computer, presi l'abitudine di scollegare la stampante, all'occorrenza, per dimezzare i messaggi di errore, entrai in confidenza con il ctrl.alt.canc... Questo fu il periodo che potremmo chiamare "antivirus" e che si protrasse per svariati mesi, se non anni, fino a portarmi a quota 8 antivirus installati, uno peggio dell'altro.
Ma l'altra sera è successo qualcosa.
Ad una cena, un ragazzo che se ne intende, una specie di "tecnico" come te, mi ha detto che nel computer bisogna avere un antivirus solo. Uno solo. Capisci? Dopo tutte le mie fatiche per averne 8.
E' così che sono passata alla seconda fase. Disinstallazione.
Ho iniziato a cancellare tutto quello che lampeggiava, a sradicarlo dalle cartelle, cestinarlo, schifarlo. Ma l'impresa è stata più complessa di quanto temessi. Non puoi immaginare la mia disillusione quando ho scoperto che Kasperkay non si disinstalla nemmeno se cospargi il computer di benzina e gli dài fuoco.
Il grosso problema è che tutti gli antivirus, scaricati gratuitamente da internet, non vogliono essere disinstallati, senza CHIAVE DI LICENZA.
Ho iniziato a cercare su google le chiavi, ho digitato le mie angosce più intime (google: "come disinstallare antivirus senza licenza" cerca), ho letto milioni di forum che trattavano l'argomento, ho tradotto quelli in polacco, avvalendomi dell'aiuto dei traduttori online gratis. Ho scaricato programmi di disinstallazione... Niente.
Mentre accadeva tutto ciò, ricordandomi di un'illuminazione ricevuta, mi sono messa a scaricare un programmino da emule ("ma come? scarichi solo film e canzoni? ma non lo sai, bea, che si possono scaricare anche i programmi da emule?" Era meglio di no.).
Dopo averlo scaricato, mi sono data da fare per installarlo. E' stato entusiasmante partecipare, inerme, non all'installazione del programma di foto che desideravo, ma a quella di"CASINO' BELLINI".
Ho provato a fermare l'installazione, ho cancellato quello che trovavo in giro, anche cose a caso, ho spento il computer. Ma Bellini è più forte di noi.
Per disinstallarlo, mi diceva che mi mancava qualcosa. Allora, colta dal dubbio, ho REINSTALLATO quello che avevo già disinstallato (mi riferisco agli antivirus), ma nel frattempo avevo anche scaricato AVG antivirus che mi diceva che non potevo installarlo se c'era un altro antivirus come lui. Ho disinstallato (spero) il casinò, ho ricancellato qualche antivirus, ho installato AVG che mi ha detto che è installato, ma non va e... L'audio non è più andato.
A questo punto, disperata, siccome prima tutto filava liscio, sono andata a ravanare nel bidone del computer e ho ripescato gli antivirus e... LI HO INSTALLATI ANCORA. L'audio, dopo aver provato tutte le combinazioni del pannello di controllo, mi ha dato un'ora di respiro, ma poi... Il silenzio. Sono andata su google "audio non va" cerca; "Computer non va più audio" cerca; "periferiche audio non vanno" cerca. Ho letto tutto quello che c'era in rete, trovato conforto nelle esperienze simili alla mia, ma... L'audio non va.
Ora mi chiedo: da che cosa MAI potrà essere nato il problema? Cosa ho fatto che non va?
finanziato da: BEA alle ore 14:11 | link |commenti (27)
conto: vita, diario, internet, 05 conto frivolo
mercoledì, 05 novembre 2008

La pipì, ottobre 2008

L'altro giorno mi trovavo in una ridente frazione di Bologna: Corticella. Ero in macchina. Dopo aver parcheggiato, mi è venuto il sospetto di avere la pipì. Scesa dalla macchina, ho iniziato a riflettere sullo stimolo, nonché a guardarmi intorno in cerca di un bar. Nessun bar. Il fatto è che appena ho avuto la coscienza di trovarmi in una landa desolata, la pipì ha iniziato a premere più forte, fino ad annebbiarmi la vista. Con i sudori freddi, ho tentato di fare qualche metro in cerca di un'alternativa.
La pipì, secondo me, ha un sistema a molla, grazie al quale per ogni passo che tu fai in sua compagnia, senti il bisogno impellente di tornare agli ambienti più familiari che ti ritrovi a disposizione.
Dopo aver escluso di suonare alla porta della caserma dei caribinieri, distante un centinaio di metri, il principio a molla della Pipì, ha  riportato il mio corpo irrigidito alla macchina. Appoggiata allo sportello, sono rimasta paralizzata per qualche minuto finché non ho avuto una visione: due signore sulla settantina in tenuta da passeggio.
Ho scelto quella con i capelli più bianchi: "Signora, mi scusi, sa se c'è un bar aperto in zona?". Sembrandomi una domanda troppo emotivamente debole, per trovare in lei comprensione e reale appoggio umano, dopo una brevissima pausa di riflessione, ho deciso di andare fino in fondo: "Mi scappa la pipì, credo che non resisterò".
La signora, capita l'urgenza, ha prontamente iniziato a guardarsi in giro: "No, i bar sono tutti chiusi, oggi".
La morte.

La signora, profondamente toccata dall'espressione di disperazione scesa sul mio volto, inizia a meditare. Nel frattempo, voltata la testa per perlustrare meglio il luogo, noto l'indicazione "ORATORIO". Perfetto, penso, andrò in oratorio. Ora et ura (da urina).
"Se non fosse così tardi, ti porterei a casa mia..."- mi dice intanto la nonnina. "A casa sua? Subito, anche nell'ingresso. Mi dia le chiavi e vado da sola" -vorei dirle. "Ma Signora è troppo gentile, non si preoccupi, ho visto che c'è un oratorio, posso andare lì". Cogliona. Mentre mi sento pronunciare queste parole, la pipì inizia ad urlare, sento che sta cercando di uscirmi dai gomiti. Ma ad un certo punto, una voce: "Ciao Franca!". La signora Franca, la nonnina dai capelli bianchi, riconosce un volto amico, si illumina e inizia a gridare in mezzo alla strada: "Fiorella, accompagna questa ragazza al bagno dell'oratorio: LE SCAPPA LA PIPì". Bene, fatta la mia porca figura, seguo la signora Fiorella che, a metà strada, mi dice "Beh, perché non vieni su a casa mia?". Sì, lo voglio.

La mia salvezza.
Aperta la porta di casa, mi indica una porticina in fondo al corridoio. BAGNO, c'è scritto.
Vado. Faccio una delle pipì più belle della mia vita, in sospensione su quei sanitari candidi e puliti (ma non si sa mai). Ne tengo anche un po' perché dura troppo e non voglio che la signora pensi che me ne approfitto.
Finalmente esco dal bagno che ho persino riacquistato colore. Cerco di raggiungere questa Fiorella per ringraziarla e giurarle devozione eterna, ma: lei è al telefono con il Comune di Piacenza. Rimango mezz'ora sulla soglia della porta della camera da letto, gli occhi bassi, a sentire lei che dà tutti i suoi dati anagrafici. E sono nata il *, e sono residente a *, e mio babbo era di *, ma la mamma però no. Un delirio. Quando finalmente riattacca, posso dedicarmi ai mille ringraziamenti: mi prostro ai suoi piedi, con danze e riti e mi congedo.
"Figurati, povero tesoro. Non preoccuparti. Ciao, bella. Poverina..."
Ciao Fiorella.
 
 
finanziato da: BEA alle ore 16:01 | link |commenti (17)
conto: racconti, vita, diario, aneddoti, grazie, 05 conto frivolo

Non lo so

Non lo so se sono tornata. Quando ho creduto di essere tornata, alla fine non era vero. Ho avuto paura per un sacco di tempo. Ho avuto paura di voi e delle parole, bloccate ai polsi. Una specie di vergogna che a volte mi ha impedito di tornare, anche solo a guardare.
In questo momento sono qui.
finanziato da: BEA alle ore 15:01 | link |commenti (7)
conto:
lunedì, 24 marzo 2008

Alcune cose

Ho una casa nuova, un motivo per essere stata assente.
Lascio un appartamento che dividevo con due medici sardi femmine, per addentrarmi nel nuovo mondo della convivenza con me stessa. Da una settimana ho una nuova doccia a scottarmi la schiena, un frigorifero solo mio dove far appassire un limone e custodire il Parmigiano.
A gennaio, ho trovato un appartamento in pieno centro a Bologna, distrutto e con le pareti grigiastre. L’ ho imbiancato, stuccato e smaltato; spogliato dei vecchi mobili, sulla schiena giù per gli scalini e rivestito di mobili seminuovi, sul groppone della ditta dei traslochi.
Ho un lavoro nuovo, un motivo per essere stata distratta.
Lavoro in una Casa di cura privata, piena zeppa di suore bianche. Ho dovuto eliminare dal mio gergo le parole merda e cazzo, che rispolvero solo oggi, come una ventata di trasgressione a rinvigorire lo spirito.
Mi è caduto il cellulare nel water, un motivo per darsi delle sberle.
Il fatto è che ora indosso un camice bianco per lavorare, camice che è meglio togliere, per andare in bagno.In una sua tasca, posizionata a sud-est, un po’ di tempo fa, ho inserito il mio cellulare nuovo; se ho 20 cose in una tasca, a cadermi nell’acqua è sempre quella più elettronica.  Rimboccandomi la manica, ho infilato la mano nella tazza e ho rinvenuto il mattoncino fradicio (devo dire che non mi sarei mai ritenuta capace di un simile gesto). La cosa ha comportato diversi danni; al di là del danno economico, ingenti complicazioni morali e un paio di figure da seppellirsi, per via di messaggi indebitamente partiti e disguidi simili che vi risparmio.
Riesco a non amare, un motivo per essere serena.
E’ ufficiale da oggi, dopo che sono riuscita a “conoscere”(in senso biblico), un altro corpo, senza che sopraggiungesse il desiderio passato e il dolore del non avere, a soffocare la voglia, è ufficiale che riesco a non amare.
Sono tornata.
Arrivo.
finanziato da: BEA alle ore 23:41 | link |commenti (38)
conto: vita, diario
mercoledì, 16 gennaio 2008

Moltiplica

Posto qui un mio testo senza fissa dimora spazio-temporale.

Così, di colpo, alle nove del mattino, come uno spavento, mi sveglio perché ti amo già. Così. Di colpo. Di mattina.
Bologna ha un colore grasso. Cammino sotto i portici e me ne riempio gli occhi a tratti. Ho fretta di amare, tra il bar e la colonna scrostata. Io che non amo mai nessuno. Io che ho un cuore che è un calzino bucato, che è uno spillo. Ci sono delle volte che non mangio, d'amore. Altre volte che non dormo. Sempre "d'amore". Oggi ne ho la fretta. "D'amore" intendo. Anche tra la striscia pedonale e la "Graziella" arrugginita. Ho una qualche musica da amare, una qualche voce da abbracciare. E non lo dico qual è la mia canzone. Perché non posso. O ci si sente sempre soli ad amare - nell'amore - o non si ama abbastanza.
Fumo, mentre ti amo. La gente mi osserva come se amassi chissà chi.                                                             
Qualcuno ha appena gridato “Anna” per strada ed è stato un chiamare così fermo e volenteroso che mi sono girata, anche se, alla fine, non mi chiamo mica “Anna”.
E mi srotolo lungo il marciapiede come se non avessi nemmeno un nome. Anna…
Anna, io non so parlare, come fai tu, da qualche parte del mondo, dove ti immagino che ridi. Io mi esaurisco, mi spengo, “mi muoio” nelle grandezze. Nella grandezza di non essere te, né tu me. Nella grandezza di non capirci mai e di finire così, scivolando distinte.
Io, Anna, non vado leggera.
Anna, ho paura.
Anna, senti questa musica! Senti che io me ne innamoro e ne piango profondamente, di un altro pianto che non so dire! Non è il tuo. Perché è il pianto di non essere, noi due, le stesse labbra e gli stessi occhi. La musica mi abbandona. Lo sento mentre ti parlo e ad un tempo, non posso parlarti, perché non so farlo. Io non lo so. Io non so raccontarlo il silenzio che ho. Non mi resta che buttarmi a terra, Anna. E vedere se sopravvivo, così, all’amore. Alla Musica. Facendo finta di essere morta, mentre continuo a bruciare.
Ma non posso, perché è freddo, qui che piastrellano il cemento sotto il palazzo del Signor T… È freddo che non possano più pattinare i bambini. E’ fredda questa gravezza presunta, questo esserci e così, essendoci, “saperlo” che non si potrà più pattinare. Così fredda che ne impazzirei maggiormente a stendermici. Me ne ammalerei di più.
Te lo darei il mio cuore pieno di questa musica, per curarmelo tu, se puoi… Se puoi raccontarmelo. Ma si sprofonda, con questa canzone, in una caduta tesa e non so più esistere ed essere qualcosa, nemmeno per te. Musica. Mi lascia incompiuta. Non mi uccide del tutto. Mi esaurisco, mi spengo e “mi muoio” nella sua grandezza. Come dirtelo, Anna?! Si potrebbe aprire i pugni, per vedere cosa succede. Non succede niente. La musica mi sconvolge, mi stipa le mani di niente. È amare non amati. È il non poter parlare. Solitudine di noi due, Anna -che-non-sei-me.  E allora canto, che è la mia voglia di correre. La mia voglia ferma di correre. La mia paralisi.
Di correre.
Musica. La desidero con l’azzurro delle vene. Con tutto l’azzurro. Come un’infanzia
E piango, di un altro pianto. Che potrebbe essere lui la felicità. Se solo potessi chiamarlo. Ma si srotola dentro di me come se non avesse un nome. E chissà se anche tu, Anna, hai qualcosa da non chiamare?! Chissà se ce l’hai un tacere tutto tuo che non posso capirti, che non posso scontarti io, con pietà di te?!
Ho pena di noi due che ascoltiamo, desolate, la bellezza e il turbamento. Imprigionate nelle nostre distanze. In una reclusione di spazio incoercibile. Troppo spazio. Troppa musica, Anna. Ho troppo da amare... E mi volto al tuo nome, a una speranza o a un inganno. E continuo a camminare. Di un colore grasso, a tratti.
Ma muoio da me, come il silenzio di una stanza.


finanziato da: BEA alle ore 23:45 | link |commenti (46)
conto: parole, pensieri, musica, poesia, amore, riflessioni, 03 conto blu
domenica, 30 dicembre 2007

Dialogo non dialogato - una soluzione

B: - Devo chiederti un favore.

X: - Beh, dimmi. (svogliatamente)

B: - Non è un favore facile, non è uno dei soliti piaceri che si chiedono…

X: - Senti, elimina i preamboli, dimmi di che cosa si tratta e, se riesco, ti aiuto.

B: - Non mettermi fretta, mi agito, mi inibisci e poi non riesco più a parlare.

X: -Seh. Tu che ti inibisci. Devo ancora vederla.

B: - Beh.

X: - … (in silenzio, incrocia le braccia)

B: -Vorrei chiederti una cosa che solitamente non si dovrebbe chiedere…

X: - Sentiamo!

B: -…una cosa che ti chiederei anche in ginocchio, ma non mi pare il caso ora.

X: -Oddio, devo preoccuparmi?

B: - No, nulla di preoccupante, se non puoi, non importa.

X: - Però dimmelo, perché altrimenti parliamo per niente

B: - Per niente… Speravo che almeno ci fosse quel minimo di empatia che ti rendesse minimamente piacevole il parlare con me.

X: - Non siamo tutti uguali, non è che fare o non fare quello che hai in mente tu significa provare meno piacere o più piacere nel parlare con te. Vuoi che tutti si comportino come te.

B: - No, ho semplicemente supposto che se una persona ha fretta di concludere un discorso, non ha voglia di continuarlo. Mi sembra che si possa essere tutti d’accordo.

X: -Va bene. (svogliatamente e senza convinzione)

B: - Non devi dire va bene per fare piacere a me.

X: - Va bene. (con falsa  diplomazia, mostrando volutamente  disinteresse, e totale assenza di  credibilità)

B: - A questo punto, mi sembra anche inutile chiederti questo favore, tanto non me lo faresti, è evidente…

X: - D’accordo (senza insistere)

B: - …ormai, ché ho parlato, te lo chiedo, ma sbaglio.

X: - Fa’ come credi (alzando le spalle, senza sorridere)

B: -…

X:- .

B: -Vorrei chiederti di amarmi.

B: - Devi amarmi, avere voglia di vedermi, devo mancarti ed essere un tuo desiderio. Non importa tu mi dia una grande passione, andrà benissimo anche solo che tu mi ami.

B: - Se puoi, tornando indietro nel tempo, convincimi che mi hai sempre amato e che se mi ami non lo fai per farmi un favore.

X: -? (con gli occhi ben aperti, senza lasciar trasparire emozione)

B: - Dovresti solo tornare da me e amarmi; facciamo che mi hai sempre amata e non se ne parli più. Io, da parte mia, continuo ad amarti.

X: -Non credo sia il caso…

B: - Perché fai così? Ti chiedo solo un favore, cosa ti costa? Tanto, se non te ne importa nulla di me, ti sarà facile amarmi, la cosa non ti disturberà affatto, ti lascerà completamente indifferente.

X: -Facciamo così: tu lo fai un favore a me?

B: - Tutto quello che vuoi, morirei per te, ti darei tutto, non voglio nient’altro al mondo, niente mi darebbe più felicità dell’avere il tuo amore e tutto farei… Tutto.

X: - Ti chiedo di non amarmi più.

B: -…

X: -…

B: -Ma…

X: -Non amarmi più!

B: - Lo sai che non riuscirei. Neanche se tu mi amassi.

finanziato da: BEA alle ore 17:54 | link |commenti (37)
conto: parole, pensieri, amore, vita, diario, disamore
martedì, 25 dicembre 2007

Silenzio

Abbiamo costruito talmente tanto attorno al silenzio che l’abbiamo fatto parlare, che ora è riuscito a diventare un piccolo silenzio, un silenzio che abbiamo sporcato.
Quando dici che le parole hanno un peso, così che tu ricordi le mie, temo che tu lo faccia con una falsa idea di me.
Non mi sono mai sprecata in parole e Ti amo l’ ho detto ad una persona  al mondo. Non avrei sprecato parole, se la seconda volta l'avessi detto a te, ma pur esplodendo e con tutte le ragioni per farlo e le certezze, non sono riuscita a dirtelo.
In parte non mi avresti creduto, in parte sarebbe stata una rottura di quel silenzio che già poco sapevo darti. Avevo paura di perderti, proprio con le uniche parole che faticavo veramente a  tacere, proprio anche quando avevo capito che, senza amore tuo, ti avrei perso comunque.
E ho provato un dolore da cui mi riesce difficile riavermi; perché se si può amare con tutto l’amore una creatura, ecco che così io ti ho amato e mi vergogno persino a dirlo e mi meraviglio del mio coraggio, perché non l’ho detto mai.
Il mio silenzio era una sera, al telefono, fuori da un bar, quando ti avevo detto, per averti, che ti avevo preso in giro, che non era vero niente; cercavo l’amore in un dispiacere che avresti dovuto mostrarmi, vivo di desiderio e di paura. Ero gelosa, forse, della tua sofferenza, volevo tu mi amassi con una sofferenza maggiore di quella che a te dava il mondo. E invece era il mio dirti Ti amo, come non ho saputo dirlo mai, come non ho saputo dirlo un pomeriggio che tu soffrivi e non volevi sentire nessuno e nella profondità di un letto, forse, avevi pianto.
Ti amo, volevo dirti. Ma non come tutti dicono, ma con l’amore di una madre, di una figlia, di un’amante, la disperazione di amarti al di sopra delle parole. Che esagerazione, avresti detto. Come hai detto sulla soglia di una porta, dopo un bacio, il primo, che mi aveva spezzato le ginocchia e per cui, in cambio, non avrei desiderato null’altro al mondo. Mi ero sentita mancare e avevo dovuto cercare un appoggio, per non cadere.
Non lo sapevo si potesse amare così e non sapevo si potesse così tanto non essere amati, tanto da pregare tu cambiassi e mi volessi. Dopo tanto indicibile dolore, bevuto negli anni, mi pareva persino sciocco ed elementare che proprio il tuo amore potesse salvarmi, come un semplice antidoto al mio veleno. E lo avrebbe fatto sul serio. Il tuo sciocco amore qualunque. Il tuo e di nessun altro.
Non so se ho sofferto mai così, così come molti hanno sofferto per via di me; ho provato un dolore diverso, non era il dolore pungente e travolgente di una catastrofe, ma ne erano –male ben peggiore- i segni e l’eco.
Una tristezza che era un baratro infinito, un pianto continuo alla vita. Una malattia insanabile. Senza te, non essere felici mai più.
E avrei voluto dirti Ti amo altre mille volte, perché fosse una parola e non silenzio, perché tu la stampassi bene nella mente, come bastasse amare davvero e dirlo, per essere riamati. E non avere paura di te.
Non ho rotto un silenzio, con le  parole, chissà quali, che ti rimangono impresse di me, l’ ho solamente sporcato.
E tu, che sei sempre tu, starai in silenzio, persino ora.

 

E' Natale, amcici miei. So di avervi un po' trascurato e che mi mancano secoli delle vostre vite per mettermi in pari, ma vi penso. Siete creature respiranti e vive e mi manca non poter recapitarvi un abbraccio e l'augurio di ottenere quello che desiderate. Vi auguro di riuscire ad essere felici con la semplicità dell'essere felici e con la libertà dell'esserlo per ciò che viene, ancor prima che per ciò a cui andate in contro. Un bacio


finanziato da: BEA alle ore 01:37 | link |commenti (16)
conto: parole, pensieri, amore, racconti, vita, diario, disamore
sabato, 15 dicembre 2007

Un'attesa

Stavo seduta, spesso di spalle, tesa al tuo arrivo come la sete, e non sentivo i tuoi passi, troppo poco rumorosi, ma aspettavo che qualcuno ti salutasse per capire, finalmente, che finalmente eri lì, e voltarmi.
Rimanevo in silenzio, quasi sempre, perché tu non mi guardavi e la lontananza di qualche metro diventava, così, un abisso che non sapevo volare, né dire. Ridevi con gli altri e mi sentivo muta nella mia scarnita condizione di non essere io la causa di quel tuo ridere, così pieno di salvezza, com'è lui.
Vederti all'improvviso era allentare il cuore e sbrigliarlo al nuovo peso di  sperare tu mi guardassi, allora, perché tu vedessi che non ti guardavo, perché non ti avevo visto, perché non ti stavo aspettando.
finanziato da: BEA alle ore 21:05 | link |commenti (15)
conto: parole, pensieri, amore, vita, diario, 03 conto blu
martedì, 27 novembre 2007

Cerco qualcosa che possa salvarmi e torno alla carta come da bambina. Non mi ha mai salvata e non lo farà ora, ma il dolore non lo sa. Non ho nemmeno appetito, non un minimo desiderio di sapore, così che possa salvarmi uno yogurt. Non mi salva la musica. Ho pensato persino di scrivere un annuncio, per un’elemosina gratis di qualcuno che passa. “Aiutatemi, ho paura. Un fortissimo piangere al cuore”. Uscire aiuterebbe, se le gambe aiutassero. C’è chi si uccide per amore e io, proprio per amore, non posso farlo. C’è chi non ci pensa, penso. Niente mi salva. Siete tutti così felici, con così tante opportunità e serenità, avete così tante strade, siete così semplicemente sorridenti. E io non mi salvo nemmeno. Piangere non serve, fare non so che fare, parlare non ho più niente da dire.

finanziato da: BEA alle ore 23:58 | link |commenti (37)
conto: diario
martedì, 20 novembre 2007

Bea e il Piccolo Coro dell'Antoniano

Dedicato a Benedetta.

Grazie per non aver dimenticato il Piccolo Coro della tua infanzia e grazie per aver fatto ricordare anche a me il più bel periodo della mia vita. Un abbraccio

Bea

P.S. per quelli che mi conoscono: Sì, sono io, anche senza  il capello riccio, subentrato dopo lo sviluppo e non ancora dileguatosi.