
LE COSE: bea e le mestruazioni
IL CARDIOLOGO: bea va dal dottore
MI PIACE CHE SIA: l'amore
MOSCA CONCERTO: la musica
EGREGIO DIO: bea e il Padreterno

IL SILENZIO
La pipì, ottobre 2008
Non lo so
Alcune cose
Moltiplica
Dialogo non dialogato - una soluzioneB: - Devo chiederti un favore.
X: - Beh, dimmi. (svogliatamente)
B: - Non è un favore facile, non è uno dei soliti piaceri che si chiedono…
X: - Senti, elimina i preamboli, dimmi di che cosa si tratta e, se riesco, ti aiuto.
B: - Non mettermi fretta, mi agito, mi inibisci e poi non riesco più a parlare.
X: -Seh. Tu che ti inibisci. Devo ancora vederla.
B: - Beh.
X: - … (in silenzio, incrocia le braccia)
B: -Vorrei chiederti una cosa che solitamente non si dovrebbe chiedere…
X: - Sentiamo!
B: -…una cosa che ti chiederei anche in ginocchio, ma non mi pare il caso ora.
X: -Oddio, devo preoccuparmi?
B: - No, nulla di preoccupante, se non puoi, non importa.
X: - Però dimmelo, perché altrimenti parliamo per niente
B: - Per niente… Speravo che almeno ci fosse quel minimo di empatia che ti rendesse minimamente piacevole il parlare con me.
X: - Non siamo tutti uguali, non è che fare o non fare quello che hai in mente tu significa provare meno piacere o più piacere nel parlare con te. Vuoi che tutti si comportino come te.
B: - No, ho semplicemente supposto che se una persona ha fretta di concludere un discorso, non ha voglia di continuarlo. Mi sembra che si possa essere tutti d’accordo.
X: -Va bene. (svogliatamente e senza convinzione)
B: - Non devi dire va bene per fare piacere a me.
X: - Va bene. (con falsa diplomazia, mostrando volutamente disinteresse, e totale assenza di credibilità)
B: - A questo punto, mi sembra anche inutile chiederti questo favore, tanto non me lo faresti, è evidente…
X: - D’accordo (senza insistere)
B: - …ormai, ché ho parlato, te lo chiedo, ma sbaglio.
X: - Fa’ come credi (alzando le spalle, senza sorridere)
B: -…
X:- .
B: -Vorrei chiederti di amarmi.
B: - Devi amarmi, avere voglia di vedermi, devo mancarti ed essere un tuo desiderio. Non importa tu mi dia una grande passione, andrà benissimo anche solo che tu mi ami.
B: - Se puoi, tornando indietro nel tempo, convincimi che mi hai sempre amato e che se mi ami non lo fai per farmi un favore.
X: -? (con gli occhi ben aperti, senza lasciar trasparire emozione)
B: - Dovresti solo tornare da me e amarmi; facciamo che mi hai sempre amata e non se ne parli più. Io, da parte mia, continuo ad amarti.
X: -Non credo sia il caso…
B: - Perché fai così? Ti chiedo solo un favore, cosa ti costa? Tanto, se non te ne importa nulla di me, ti sarà facile amarmi, la cosa non ti disturberà affatto, ti lascerà completamente indifferente.
X: -Facciamo così: tu lo fai un favore a me?
B: - Tutto quello che vuoi, morirei per te, ti darei tutto, non voglio nient’altro al mondo, niente mi darebbe più felicità dell’avere il tuo amore e tutto farei… Tutto.
X: - Ti chiedo di non amarmi più.
B: -…
X: -…
B: -Ma…
X: -Non amarmi più!
B: - Lo sai che non riuscirei. Neanche se tu mi amassi.
SilenzioAbbiamo costruito talmente tanto attorno al silenzio che l’abbiamo fatto parlare, che ora è riuscito a diventare un piccolo silenzio, un silenzio che abbiamo sporcato.
Quando dici che le parole hanno un peso, così che tu ricordi le mie, temo che tu lo faccia con una falsa idea di me.
Non mi sono mai sprecata in parole e Ti amo l’ ho detto ad una persona al mondo. Non avrei sprecato parole, se la seconda volta l'avessi detto a te, ma pur esplodendo e con tutte le ragioni per farlo e le certezze, non sono riuscita a dirtelo.
In parte non mi avresti creduto, in parte sarebbe stata una rottura di quel silenzio che già poco sapevo darti. Avevo paura di perderti, proprio con le uniche parole che faticavo veramente a tacere, proprio anche quando avevo capito che, senza amore tuo, ti avrei perso comunque.
E ho provato un dolore da cui mi riesce difficile riavermi; perché se si può amare con tutto l’amore una creatura, ecco che così io ti ho amato e mi vergogno persino a dirlo e mi meraviglio del mio coraggio, perché non l’ho detto mai.
Il mio silenzio era una sera, al telefono, fuori da un bar, quando ti avevo detto, per averti, che ti avevo preso in giro, che non era vero niente; cercavo l’amore in un dispiacere che avresti dovuto mostrarmi, vivo di desiderio e di paura. Ero gelosa, forse, della tua sofferenza, volevo tu mi amassi con una sofferenza maggiore di quella che a te dava il mondo. E invece era il mio dirti Ti amo, come non ho saputo dirlo mai, come non ho saputo dirlo un pomeriggio che tu soffrivi e non volevi sentire nessuno e nella profondità di un letto, forse, avevi pianto.
Ti amo, volevo dirti. Ma non come tutti dicono, ma con l’amore di una madre, di una figlia, di un’amante, la disperazione di amarti al di sopra delle parole. Che esagerazione, avresti detto. Come hai detto sulla soglia di una porta, dopo un bacio, il primo, che mi aveva spezzato le ginocchia e per cui, in cambio, non avrei desiderato null’altro al mondo. Mi ero sentita mancare e avevo dovuto cercare un appoggio, per non cadere.
Non lo sapevo si potesse amare così e non sapevo si potesse così tanto non essere amati, tanto da pregare tu cambiassi e mi volessi. Dopo tanto indicibile dolore, bevuto negli anni, mi pareva persino sciocco ed elementare che proprio il tuo amore potesse salvarmi, come un semplice antidoto al mio veleno. E lo avrebbe fatto sul serio. Il tuo sciocco amore qualunque. Il tuo e di nessun altro.
Non so se ho sofferto mai così, così come molti hanno sofferto per via di me; ho provato un dolore diverso, non era il dolore pungente e travolgente di una catastrofe, ma ne erano –male ben peggiore- i segni e l’eco.
Una tristezza che era un baratro infinito, un pianto continuo alla vita. Una malattia insanabile. Senza te, non essere felici mai più.
E avrei voluto dirti Ti amo altre mille volte, perché fosse una parola e non silenzio, perché tu la stampassi bene nella mente, come bastasse amare davvero e dirlo, per essere riamati. E non avere paura di te.
Non ho rotto un silenzio, con le parole, chissà quali, che ti rimangono impresse di me, l’ ho solamente sporcato.
E tu, che sei sempre tu, starai in silenzio, persino ora.
E' Natale, amcici miei. So di avervi un po' trascurato e che mi mancano secoli delle vostre vite per mettermi in pari, ma vi penso. Siete creature respiranti e vive e mi manca non poter recapitarvi un abbraccio e l'augurio di ottenere quello che desiderate. Vi auguro di riuscire ad essere felici con la semplicità dell'essere felici e con la libertà dell'esserlo per ciò che viene, ancor prima che per ciò a cui andate in contro. Un bacio
Un'attesa
Cerco qualcosa che possa salvarmi e torno alla carta come da bambina. Non mi ha mai salvata e non lo farà ora, ma il dolore non lo sa. Non ho nemmeno appetito, non un minimo desiderio di sapore, così che possa salvarmi uno yogurt. Non mi salva la musica. Ho pensato persino di scrivere un annuncio, per un’elemosina gratis di qualcuno che passa. “Aiutatemi, ho paura. Un fortissimo piangere al cuore”. Uscire aiuterebbe, se le gambe aiutassero. C’è chi si uccide per amore e io, proprio per amore, non posso farlo. C’è chi non ci pensa, penso. Niente mi salva. Siete tutti così felici, con così tante opportunità e serenità, avete così tante strade, siete così semplicemente sorridenti. E io non mi salvo nemmeno. Piangere non serve, fare non so che fare, parlare non ho più niente da dire.
Bea e il Piccolo Coro dell'AntonianoDedicato a Benedetta.
Grazie per non aver dimenticato il Piccolo Coro della tua infanzia e grazie per aver fatto ricordare anche a me il più bel periodo della mia vita. Un abbraccio
Bea
P.S. per quelli che mi conoscono: Sì, sono io, anche senza il capello riccio, subentrato dopo lo sviluppo e non ancora dileguatosi.